8 - World wild web

COORDINATORE: Alberto Castelvecchi, editore aliberticastelvecchi

RELATORI:

  • Arturo Artom, presidente Artom Innovazione
  • Giulia Bongiorno, Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati
  • Paola Concia, deputato della Repubblica e membro dell'Intergruppo parlamentare 2.0
  • Massimo Micucci, Presidente Reti Spa
  • Marco Pancini, European Policy Counsel di Google
  • Guido Scorza, Direttore dell'Istituto per le Politiche dell'Innovazione, blogger e giurista
  • Max Senges, Coordinatore della Dynamic Coalition Internet Rights and Principles dell'IGF

 

Fin dalla sua diffusione nei primi anni Novanta dello scorso secolo, Internet è stata l’oggetto di ogni possibile proiezione immaginaria: Terra Promessa della trasformazione sociale oppure Terra di Nessuno del diritto della sopraffazione? Porto Sicuro della nuova conoscenza oppure Baia dei Pirati priva di ogni regola etica? Oggi che l’economia del web ha assunto proporzioni davvero planetarie, molti appetiti e molte tensioni collettive ruotano intorno al concetto di «libertà», «permissivismo», «apertura», «accessibilità», «liceità» e «protezione della proprietà intellettuale». Qual è la strada migliore per garantire la crescita e lo sviluppo di un mezzo che offre al nostro Paese opportunità immense e ancora poco esplorate, sia sul piano occupazionale sia sul piano civile e politico? Di quali tutele e di quali «filtri» dispone oggi la collettività, per difendersi da usi illegittimi e illegali della rete? La proposta di lavoro e di confronto da cui parte il nostro WG è molto semplice: buona parte delle leggi esistenti (Codice Civile e Codice Penale, disposizioni e normative vigenti sul commercio, ecc.) sono perfettamente in grado di tutelarci anche rispetto alla rete. Internet non può essere considerato un mezzo di comunicazione come tutti gli altri, è vero, ma nessun ricorso a legislazioni straordinarie e restrittive deve cambiarne il potenziale di trasformazione e di arricchimento per le nostre vite e la nostra società. Conviene piuttosto che ci chiediamo: qual è lo stato della democrazia on line, oggi, alla luce di quello che vediamo accadere in Cina o in Iran? Qual è il confine tra autodisciplina e liceità arbitraria? Che differenza c’è fra Internet e gli altri mezzi di comunicazione? Come si può tutelare la libertà di pensiero e di espressione, senza incoraggiare la pirateria e l’illegalità? Quali sono le leggi che devono essere applicate ad Internet? Qual è il confine fra necessità di sicurezza online e diritto di espressione? C'è chi propone di far approvare tutti i contenuti pubblicati su Internet dal Ministero dell'Interno, c'è chi dice di combattere la pedopornografia online, ma alcuni sospettano che in realtà vogliano tagliare la connessione ai pirati, c'è chi afferma in occasioni ufficiali che Internet è come il Voodo... ma chi si preoccupa veramente di verificare qual è il reale stato della democrazia online?

Internet non può certamente essere assimilato agli altri mezzi di comunicazione tradizionale, non solo perché è tecnicamente difficile assicurare il controllo di tutti i contenuti prodotti e caricati dagli utenti, ma anche perché si finirebbe per affidare ad un soggetto privato il compito di definire i limiti della libertà di espressione. Su Internet come nel mondo reale sono necessarie regole precise e appropriate in grado di garantirne l’esistenza e svilupparne le potenzialità. Ma Internet ha bisogno di leggi, o come ha proposto Stefano Rodotà, di "codici di autodisciplina di nuova generazione, che non sono il prodotto esclusivo degli interessi di settore, ma nascono dalla collaborazione tra questi e soggetti pubblici"? Quale è la strada migliore per garantire la crescita e lo sviluppo di un mezzo che offre al nostro paese opportunità immense e ancora troppo spesso inesplorate? Come conciliare il massimo di libertà di espressione con la tutela degli interessi degli utenti?

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